COME ARRIVARE
Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) seguire le indicazioni per Verbania. All’ingresso di FondoToce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Proseguire fino a Trobaso. All’ingresso del paese, si trova un grande parcheggio sulla sinistra e poi una rotonda. Girare sulla rotonda e salire a sinistra per Cambiasca. Appena prima di entrare in Cambiasca si incontra la deviazione, a destra, per Miazzina / Valle Intrasca / Intragna. Tenere la destra al successivo bivio Valle Intrasca / Intragna . Costeggiare la sponda del torrente San Giovanni. Dopo per circa 900 m si raggiunge una rotonda con la deviazione per Caprezzo, sulla sinistra.
CAPREZZO OGGI
Caprezzo che oggi fa parte dei Comuni del Parco Nazionale della Val Grande è rimasto un angolo di paradiso incontaminato a 7 chilometri dal Lago Maggiore.
Il paese tutto in pietra si estende in posizione soleggiata ad un'altezza di 570 sul livello del mare e conta oggi poco più di 170 residenti che d'estate aumentano in maniera considerevole, in quanto molte sono le seconde case di lombardi e di svizzeri e francesi che trascorrono qui i fine settimana e le vacanze.
Ottime le condizioni climatiche grazie all’influsso termico del Lago Maggiore.
Ogni anno da Caprezzo passa la Maratona della Valle Intrasca-Marcia non competitiva a squadre di due atleti.
Km 32,6 circa con dislivello di m 1.501 tra i Lago Maggiore e il Rifugio CAI Pian Cavallone.
Percorso: Verbania Intra P.za Ranzoni, Trobaso, Cambiasca, Oratorio Monscenù, Miazzina, Alpe Pala, Rifugio CAI Pian Cavallone, Alpe Sunfaì, Alpe Gabbio, Intragna, Ponte Nivio, Caprezzo, Ramello, Cambiasca, Trobaso, Verbania Intra P.za Ranzoni.
DA VEDERE
La “Cà Burùs” Nella piazza alta di Caprezzo, di un'eleganza compatta.
la “Cà Burùs” è sottolineata dal triplice ordine di loggiati dalla prospettiva curiosa: è un bell'esempio d’architettura rurale. Meritevole di nota è l'Oratorio della Madonna delle Grazie, eretto al tempo della peste del Seicento (1631). Il percorso è scandito dalle cappelle della Via Crucis, costruite nel 1700 (nel passato spesso le cappelle erano semplici croci di legno in cui si faceva passare un ramo d'ulivo da un buco che veniva poi sigillato con la cera).
Sotto Piazza Marconi sono visibili i ruderi del vecchio mulino dove fino al 1750 il comune lo affittava annualmente ad incanto ed il pagamento era in segale e miglio, che venivano poi rivenduti all' incanto dall'esattore. L'affittuario doveva risiedervi o lasciare un incaricato. Tutti gli abitanti del borgo avevano l'obbligo di macinare solo in esso, pena una multa. A Caprezzo era attiva una Latteria Sociale, l'unica di tutta la Valle Intrasca.
Attraversa il paese la “Via delle Fonti”, in porfido e ciottoli di fiume, che unisce due caratteristici lavatoi in sasso fatti edificare dal cavalier Verazzi nel 1885.
PASSEGGIATE E SENTIERI
Caprezzo per la sua posizione nel Parco è la porta delle “Stelle”, attraverso la quale si entra in una pineta ampia che si estende sino ai 1500 m del Rifugio di Pian Cavallone. Vi sono, inoltre, numerosi sentieri comodi e agevolmente percorribili che conducono agli alpeggi e ai pascoli.
Da Caprezzo alla Cappella della Porta.
Quest’itinerario si snoda tra i boschi fino alla bella pineta che si stende sui fianchi settentrionali della valle Ganna. Alpeggi isolati e testimonianze di architettura popolare s'incontrano lungo il percorso. S'incontrano anche memorie di Antiche Miniere: una di rame in val Ganna e in val Nivea, presso la Corte dei Gatt, ricordi di pepite d'oro.
Da Cappella Porta a Pian Cavallone
Un bellissimo sentiero in parte nel bosco collega Cappella Porta a Pian Cavallone.
Il Pian Cavallone è una montagna tondeggiante, con un bellissimo pianoro che guarda sul Lago Maggiore e sulle montagne circostanti. Sulla cima si trova una cappelletta ed un rifugio gestito dal C.A.I. che offre pernottamenti e pasti durante i mesi estivi.
Alpe Pont e Alpe Vel sono due alpeggi in cui è piacevole fare un'escursione e fare un pic nic.
CENNI STORICI
Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente e l'inizio delle prime strutture feudali, i poteri che si andavano affermando in Italia fino a quello longobardo, attraverso i loro feudatari e vassalli, controllavano le terre della valle Intasca ottenendo tributi e prestazioni lavorative. Con la disgregazione del sistema feudale, gli abitanti collinari e montani si trasformavano in comunità autogestite, attraverso proprie leggi , con un'economia che si fondava sull'agricoltura e sull'allevamento: questo tipo di società viene detta civiltà rurale montana. Caprezzo, anticamente detto Capricium, Cavretium, Capretium, faceva parte della "Comunità della Vallintrasca", comunità già nominata in una carta del 946 che comprendeva parecchi paesi sulla riva del lago con capoluogo Pallanza e poi Intra. Essa fu soggetta al Contado di Angera, alla città di Novara e poi al Ducato di Milano. Era divisa in quattro Degagne: Caprezzo apparteneva a quella di S. Pietro, che fu data in feudo ai Borromeo , fino al 1797. II paese era diviso in due parti: Vico e Corte, la prima era libera e indipendente, mentre la seconda era abitata dai servi. Le condizioni di vita erano povere e le abitazioni modeste, i tetti erano coperti di paglia e solo successivamente si usarono le piode. L'economia si basava sull'agricoltura (coltivazione della vite e della canapa) e la vendita di prodotti in eccedenza: castagne, noci e legname da ardere. Anche l'allevamento ovino e bovino ebbe la sua parte, in paese era presente una Latteria Sociale fondata nel 1876. Furono parecchi gli abitanti che nel corso degli anni migrarono in cerca di lavoro verso le città, ma anche all'estero in Francia e in Svizzera.